Ieri sera il Messico ha cantato la serenata alla propria amata: la squadra nazionale del cuore che ha esordito con una netta vittoria sul Sudafrica aprendo ufficialmente il Mondiale di calcio 2026.
All’Azteca di Città del Messico è risuonata più e più volte la canzone di Quirino Mendoza Y Cortés scritta nel 1882: Cielito lindo. Una donna dagli occhi neri rapisce al primo sguardo ispirando quel desiderio profondo e nostalgico che, invita, però a non piangere, bensì a cantare. E così tutti i messicani presenti allo stadio o a casa o in giro per il mondo hanno intonato all’unisono quell’inno eletto dal popolo che è soprattutto un canto d’amore alla propria benamata, che ieri sera era incarnata dalla Nazionale di calcio.

L’ESORDIO DI GILBERTO MORA – A 17 anni e 240 giorni, Gilberto Mora del Messico è diventato il sesto giocatore più giovane di sempre a scendere in campo in una partita di Coppa del Mondo FIFA. Questa la classifica dal quinto al primo posto: Pelè (17 anni e 235 giorni), Salomon Olembe (17 anni e 185 giorni), Femi Opabunmi (17 anni e 101 giorni), Samuel Eto’o (17 anni e 99 giorni) e Norman Whiteside (17 anni e 41 giorni). Con un gol per tempo il Messico ha conquistato i primi tre punti nella Coppa del Mondo FIFA 2026, battendo 2-0 il Sudafrica nel primo turno del Gruppo A. Protagonista Julián Quiñones, autore del primo gol del torneo e capace di partecipare anche alla seconda rete dopo aver colpito un palo nel primo tempo. La formazione di Javier Aguirre ha dominato il match chiuso in 10 contro 9. Tre espulsioni in una sola partita non è cosa consueta, soprattutto all’esordio di un mondiale.
Ieri sera il Messico ha cantato la serenata alla propria amata: la squadra nazionale del cuore che ha esordito con una netta vittoria sul Sudafrica aprendo ufficialmente il Mondiale di calcio 2026.













