Il Milan spazza via polemiche, dubbi e mal di pancia dominando la gara di San Siro con il Palermo di Mangia. Ibrahimovic, il più discusso, alla fine è il migliore in campo, il ritorno di Robinho è un toccasana, Nocerino pur non essendo la copia di Gattuso non lo fa rimpiangere, Aquilani trova la posizione e si esalta, Abate è un laterale sempre più in odore di maglia azzurra titolare. Sono questi gli ingredienti che, se confermati nelle prossime partite, consentiranno ai rossoneri di risalire la china e proporsi in chiave scudetto. Il 4-3-1-2 di Allegri è potente e incisivo. Le marcature sono altrettante perle. Apre al 40’ Nocerino (primo gol in rossonero, per di più con la sua ex squadra e non esulta), che conclude di testa una combinazione avviata con una splendida apertura di Ibra per Aquilani, da cui parte l’assist vincente con la fronte che smarca il compagno al centro dell’area piccola palermitana. Prima del vantaggio il portiere greco Tzorvas si oppone allo svedese e con una straordinata doppia parata a Robinho, il quale al 10’ della ripresa festeggia il debutto con un gol d’autore finalizzando con un preciso rasoterra diagonale un lancio verticale in area di Ibrahimovic. Al 19’una penetrazione da destra di Abate regala a Cassano la palla del terzo gol rossonero e l’attaccante barese mette in bacheca in questa prima parte di stagione una mezza dozzina di reti, metà delle quali in azzurro.

Tutt’altra storia quella dei cugini nerazzurri, mai peggio da mezzo secolo a questa parte. La parabola dell’Inter non ha precedenti dopo che la società nerazzurra ha conquistato l’Europa e il mondo. La sconfitta subita a Catania per 2-1 riflette una crisi che neppure Claudio Ranieri riesce ad arrestare. E il destino ha voluto che fosse Montella, sulla panchina degli etnei, a piegare il maestro al quale era subentrato nella passata stagione alla guida della Roma. Con un bilancio di una vittoria, quella ottenuta all’esordio di Ranieri da allenatore dei nerazzurri, un pareggio e quattro sconfitte, l’Inter è in media retrocessione. Illusa dalla rete di Cambiasso dopo 6’, la squadra di Ranieri subisce l’uno-due del Catania nei primi 6’ della ripresa con Almiron e Lodi su rigore concesso per un contatto tra il portiere nerazzurro Castellazzi e il catanese Bergessio. Forse il rigore non c’è, resta invece la prestazione incolore dell’Inter. E una difesa assolutamente inguardabile.

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Il Napoli commette l’errore di affrontare sottotono la sfida casalinga con il Parma, dando l’impressione di presumere che un’invenzione del suo trio meraviglia Hamsik-Lavezzi-Cavani potesse da un momento all’altro sbloccare il risultato e risolvere la partita permettendo di conservare le energie per la gara con il Bayern. Invece dall’altra parte c’è un certo Giovinco, che a dispetto dell’altezza appare un gigante, intorno al quale la squadra del Parma ha imparato a girare a memoria. Floccari si esprime a grandi livelli e confeziona con un colpo di tacco l’assist che consente a Gobbi di portare in vantaggio il Parma al 12’ del secondo tempo. Ancora un colpo di tacco, ad opera dell’inesauribile Lavezzi su cui il Napoli reclama pure un rigore, agevola il pareggio di Mascara alla mezz’ora. La squadra di Mazzarri si riserva in avanti ma subisce il contropiede parmense e al 37’ Giovinco libera in area partenopea Modesto che firma il gol vittoria.

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