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Trittico ducale

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Eugenio Sorrentino

Non era facile, né scontato che l’Atalanta facesse un sol boccone del Parma, il cui allenatore ha calcato il campo del Gewiss Stadium conscio che sarebbe stata la sua ultima spiaggia. La squadra di Gasperini ha annichilito sul nascere ogni tentativo degli emiliani, confermando la bontà del nuovo assetto che vede Pessina centrocampista avanzato a supporto di Ilicic e della punta di ruolo, nel caso specifico Muriel, il quale per una volta abbandona la panchina portafortuna per partecipare al calcio d’inizio. Un 3-0 eloquente che permette di sfruttare il fattore campo, dopo il successo di inizio anno con il Sassuolo. Netta la supremazia dell’Atalanta, che ha espresso un gioco efficace in una partita non spettacolare, ma interpretata con assoluta concretezza e la lucidità e concentrazione che l’allenatore ha richiesto ai suoi giocatori. In gol sia Muriel, schierato titolare e che ha sfruttato un assist in Ilicic, che Zapata, il quale gli è subentrato dopo l’intervallo e al primo pallone utile, dopo soli 3 minuti, ha fatto centro. Dopo il quarto d’ora il 3-0 firmato da Gosens che ha trasformato un assist di Zapata e arriva a quota cinque reti in campionato. Va detto che, acquisito il triplo vantaggio, l’Atalanta ha continuato ad attaccare, alla ricerca del quarto gol che non è arrivato. Da registrare che l’unico intervento del portiere Gollini si è avuto nel finale di gara, a conferma del dominio esercitato sul Parma. L’andamento della gara ha permesso a Gasperini di fare esordire per il neoacquisto Mahele, che ha mostrato di essere in ottima condizione arrivando a sfiorare il gol, e rimette in campo il difensore Mattia Caldara, reduce da un intervento al tendine rotuleo. Ilicic, uscito a due terzi di gara e prima del 2-0, è apparso piuttosto contrariato con se stesso per avere cercato e non trovato il gol. Ma è apparso chiaro che avesse iniziato a prendere in mano la squadra e fosse tornato ad aprire il gioco a modo suo, con continui cambi di direzione palla al piede. Un percorso di crescita e ritrovata fiducia che corrisponde alla consapevolezza ritrovata dalla squadra, tornata a esprimersi con la convinzione di potere imporre il proprio gioco offensivo. Un modulo a trazione anteriore che risponde all’idea di equilibrio e capacità di copertura, che consente di attuare una interdizione non casuale, ma studiata sulla fase tattica dell’avversario. Ed è bello rivedere un’Atalanta che non si accontenta, nonostante l’impegno successivo dopo sole 72 ore.