Occhi chiusi a bordo ring

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La boxe italiana ottiene due medaglie d’argento e una di bronzo alle Olimpiadi londinesi. Un bilancio che non rende appieno il merito dei nostri pugili. Roberto Cammarelle, ancor prima di salire sul secondo gradino del podio e mettere al collo la medaglia d’argento dei pesi supermassimi (+91 kg), esprime in modo composto ed esemplare la sua amarezza per un verdetto beffa che premia in modo scandaloso il suo avversario, il britannico Anthony Joshua, valutato alla pari dell’italiano e poi giudicato addirittura più combattivo dopo aver subito ed essere stato sotto nel punteggio nelle prime due riprese. Dopo un bronzo ad Atene e il prestigioso oro di Pechino, Cammarelle colleziona la medaglia che mancava ma non può fare a meno di nascondere la smorfia di delusione. Se ne accorge anche il pubblico inglese che nel verdetto intravede un esito sovvertito. Tre podi olimpici consecutivi è un risultato eccezionale per un pugile, ma resta l’amarezza. Dopo la prima ripresa conclusa con il punteggio di 6-5, un vantaggio inferiore alla serie di colpi piazzati da Cammarelle, il secondo round è finito con il parziale di 7-5, per un totale di 13-10. Il supermassimo italiano si è preoccupato di gestire il margine di vantaggio, ma Joshua ha tentato il tutto per tutto ottenendo la considerazione dei giudici che lo hanno premiato con il parziale di 8-5. Di fatto l’incontro si è concluso con il punteggio in perfetta parità (18-18), ma con l’evidente superiorità dell’azzurro che i giudici hanno messo da parte assegnando la palma della vittoria al pugile di casa. Il conseguente ricorso presentato dall’Italia è stato rigettato e non poteva essere altrimenti. Un brutto esempio relativo al metro di giudizio, perché gli incontri si svolgono in mondovisione e le azioni vengono riproposte al rallentatone. Tutti possono vedere e rendersi conto.

Nei pesi massimi Clemente Russo boxa con onore e perde per 14-11 (3-1, 5-7, 3-6) la finale che sognava da Pechino. Si è dovuto accontentare del bis d’argento, ma ha raccolto applausi scroscianti perché ha saputo tenere testa all’ucraino Oleksandr Usyk, riconoscendone la superiorità. E pensare che il pugile di Marcianise ha concluso 3-1 a proprio favore il primo round per poi subire il ritorno dell’avversario nella seconda ripresa, al termine della quale il risultato è stato di 8-8. Usyk ha dato fondo a tutte le sue energie, che con il passare dei secondi sono mancate invece all’italiano. Ha ragione chi ha affermato che Russo non ha perso la finale, ma ha conquistato il suo secondo argento olimpico.

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La scuola pugilistica di Marcianise può esultare anche con Vincenzo Mangiacapre, che non riesce a raggiungere la finale nei superleggeri e deve accontentarsi del bronzo. Un traguardo importante per il 23enne esordiente alle Olimpiadi.

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