Il Torneo “La Passione di Yara” diventa grande e raggiunge l’edizione numero 11 con nuovi ingredienti e nuovi protagonisti.
Dopo la vittoria dello scorso anno del Bologna, la competizione organizzata dall’Associazione “La Passione di Yara”, dall’ASD Accademia Calcio e dal Paladina Calcio; andrà in scena fra venerdì 11 e domenica 13 settembre al Centro Sportivo di Valbrembo ospitando trentasei club provenienti da otto paesi diversi.
Fra questi spiccano Inter, Sassuolo, Milan, Como, Juventus, Bologna, Atalanta, Genoa, Monza, Torino e Parma e Benfica che si contenderanno la kermesse dedicata alla categoria Pulcini e intitolata alla memoria di Yara Gambirasio.
“Negli anni il torneo ha assunto un ruolo di primo piano per la categoria, perché nel corso degli anni si è lavorato per dare una personalità che lo potesse contraddistinguere rispetto agli altri tornei. Non è soltanto competitività, classifica e risultati, ma abbiamo puntato su valori come solidarietà e inclusione che ci hanno permesso di crescere – ha spiegato Walter Mazzoleni, organizzatore dell’evento -. I ragazzi avranno un’opportunità unica visto che si confronteranno con culture, lingue diverse, affrontando coetanei che arrivano da altri luoghi. L’inclusione va mostrata, però quando scendono sul campo di gioco le differenze fra i ragazzi si appianeranno visto che la gioia per un gol fatto o la delusione per uno subito sarà di fatto uguale”.
Numerose le autorità presenti fra cui il consigliere regionale Giovanni Malanchini, il sindaco di Valbrembo Venerio Arrigoni e il presidente della FIGC Giovanni Malagò che ha inviato un videomessaggio per ricordare l’importanza del Torneo “La Passione di Yara”.
“Questa è una tradizione che va avanti anno dopo anno, che cresce, diventando una manifestazione che rappresenta qualcosa di unico, di speciale, per quello che sono i valori che trasmette – ha aggiunto il numero del calcio italiano -. Mando un abbraccio alla famiglia Gambirasio perché si è spesa per creare, immaginare, sostenere questo progetto che riguarda tutta la comunità e un contesto geografico più ampio. Tutto il mondo del calcio deve esservi vicino, anche a distanza, per l’impegno nella realizzazione di questo torneo”.
Dopo il torneo femminile a giugno, nel corso del weekend ci sarà anche un appuntamento dedicato al calcio speciale in programma alle ore 15 di sabato 12 settembre, organizzato dall’Accademia Isola Bergamasca.
“Abbiamo ideato modi diversi per permettere a tutti i ventuno ragazzi presenti di giocare a calcio, muovendosi in maniera diversa a seconda delle loro esigenze – ha sottolineato l’allenatore dell’AIB Special Alberto Mapelli -. E’ un progetto che va avanti con passione e entusiasmo da parte di tutti ed è cresciuto di anno in anno sempre di più. La passione è difficile da misurare e vederli giocare per comprendere”.
Un tema che è emerso è quello della tutela dei settori giovanili e del grande lavoro svolto dai club stessi per rilanciare il nostro calcio, sempre più in difficoltà soprattutto per via di quanto accade fra i più piccoli.
“Le istituzioni devono fare regole affinché i settori giovanili non debbano pensare solo al risultato, poi ci sono i club con allenatori e dirigenti dei settori giovanili che devono capire quando la passione si trasformi attività agonistica senza che sia troppo precoce – ha illustrato Alessandro Antonello, dirigente generale dell’Olympique Marsiglia -. Infine ci sono le famiglie perché troppo spesso i genitori tramutano una partita di calcio di bambini in una performance. Se tutti si mettono insieme e si permette ai ragazzi di divertirsi, si farà un passo in avanti per aumentare la passione”.
Sulla stessa linea di pensiero anche l’ex arbitro Paolo Casarin e due ex calciatori come Cristian Raimondi e Francesco Toldo che hanno parlato degli esempi che vanno dati ai ragazzi in futuro.
“Attualmente manca un esempio positivo, un’esperienza. Alla nostra epoca vedevamo il calciatore come un mito con cui stare a contatto, raccogliere aneddoti o consigli. Adesso è più difficile perché, tramite i social, diventa tutto più semplice o difficile – ha confessato l’ex capitano dell’Atalanta a cui si sono aggiunte le parole dell’ex portiere dell’Inter -. Ai ragazzini è giusto parlare, ma l’esempio è molto più importante di mille parole. dico ai miei figli le stesse cose mille volte, poi quando ci vedono farlo, allora lo farlo. Bisogna cercare di stare fra le righe, anche non lo siamo stati mai e non è un esempio. Quando sono con i ragazzi, divento un bambino, mi sciolgo, divento al loro pari e diventa la cosa più bella che esista”.













