Panzeri, l’uomo che ripara i giganti dello sci. Il caso di Sofia Goggia

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di Marco Locatelli
In occasione del 44° convegno medico dedicato agli sport invernali promosso a San Pellegrino Terme dal Comitato Coppa Angelo Quarenghi, sabato scorso 9 maggio, tra i tanti medici di chiara fama anche il “chirurgo dei campioni” dottor Andrea Panzeri.

Presidente della Commissione Medica Fisi e braccio destro del prof. Herbert Schoenhuber, Panzeri è il punto di riferimento costante per fuoriclasse come Sofia Goggia, che ha operato nel 2024. Ma dietro i suoi successi non c’è solo il bisturi, come emerso durante l’appassionante incontro in terra brembana. C’è un momento preciso in cui la carriera di un campione dello sci si spezza e un altro, molto più faticoso, in cui ricomincia a costruirsi. Di questo sottile equilibrio fra trauma e rinascita si è parlato proprio sabato 9 maggio a San Pellegrino Terme, dove è intervenuto appunto il dottor Andrea Panzeri, l’ortopedico di fama internazionale che il mondo dello sport conosce come “l’uomo che ripara i giganti”.

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Panzeri dà una visione quasi poetica sulla disciplina: “Lo sci si pratica all’aperto, a contatto con la natura, ed è uno sport capace di unire le generazioni. Ma a me – ha ammesso sorridendo – spetta purtroppo il compito di analizzare l’aspetto medico“. Un aspetto che, nell’agonismo moderno, è diventato estremo. Panzeri ha spiegato come il confine tra lo sci amatoriale e quello dei professionisti sia ormai netto, dominato da velocità folli e gesti tecnici che portano i materiali al limite.

Proprio parlando di infortuni, l’esperto ha puntato il dito sul “padrone” indiscusso dei traumi: il ginocchio. “Il 52% degli infortuni riguarda questa articolazione. Spesso la rottura del crociato avviene a causa di quello che definiamo un ‘movimento killer’: un istante fatale che si consuma ancora prima della caduta, mentre l’atleta è ancora in assetto“. Attraverso l’analisi di alcuni filmati, Panzeri ha mostrato come non sempre la spettacolarità di un volo corrisponda alla gravità del danno: si possono vedere cadute scenografiche a 130 km/h senza conseguenze, mentre una torsione banale a velocità ridotta può causare la rottura di un tendine.

Panzeri sposta poi il focus sulla prevenzione e sull’evoluzione dei materiali, illustrando come gli scarponi e gli sci moderni, pur offrendo prestazioni incredibili, abbiano cambiato la dinamica degli impatti. La prevenzione oggi è un concetto complesso che include la preparazione atletica specifica, ma anche la cosiddetta”prevenzione passiva”: lo studio delle barriere di protezione e la gestione del fondo delle piste, sempre più ghiacciate e impegnative.

Tuttavia, quando si parla di “miracoli” – come quelli che hanno visto Sofia Goggia tornare in pista a tempo di record dopo fratture tibiali o ricostruzioni del crociato – il segreto non risiede solo nella tecnologia chirurgica: “Il vero segreto per rimettersi in sesto? È la testa“, ha dichiarato con fermezza Panzeri.In casi clinici complessi che mettono alla prova anche il chirurgo più esperto, la differenza la fa la determinazione psicologica del paziente. È la mente dell’atleta a guidare il corpo verso un recupero lampo“.