Gianfranco Andreoletti, presidente dell’Albinoleffe, non smette di sorprendere e spiazzare. Le toto-candidature per la poltrona di direttore generale, lasciata vacante da Nicola Bignotti volato a Lugano, sono rimaste confinate nel cassetto. La nuova figura dirigenziale è un volto noto della società seriana: Matteo Togni veste i panni del transformer e nel breve lasso di una cena informale, su invito del presidente, assume il nuovo incarico lasciandosi alle spalle un biennio da team manager. Manovra inaspettata, ma solo perché in Italia, e nell’ambiente del calcio in particolare, le scelte azzeccate sembrano essere tali solo se legate a nomi famosi e con quotato background. Il curriculum di Matteo Togni (nella foto con Foglio) corrisponde a quello di un 31enne, il quale, dopo la laurea in sociologia e un Master di secondo livello in Management dello Sport in stile bocconiano, ha provato a mettersi subito in gioco fino ad entrare nell’organigramma societario dell’Albinoleffe. Qualcuno potrà leggere nell’atto di fiducia in lui riposto un azzardo. Ma l’esperienza, molto spesso, risiede nelle qualità e nelle prospettive di crescita professionale che un uomo come Andreoletti, abituato a lasciare nulla al caso e con il fiuto di scouting innato, evidentemente ha intravisto. E’ l’ennesima sfida per continuare ad affermare un modello gestionale, basato su equilibrio contabile e scelte tecniche oculate, che rende possibile da nove stagioni la presenza nel campionato cadetto

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