Arrigo Sacchi, da qualche mese responsabile delle nazionali giovanili azzurre per conto della Federcalcio, prosegue il suo giro d’orizzonte tra le società di A e B per sondare gli aspetti organizzativi, i metodi di allenamento e le opportunità di inserimento offerte ai giovani calciatori. La visita all’Unione Sportiva Albinoleffe, culminata nella tappa al centro sportivo di Zanica, ha permesso al tecnico di Fusignano di riabbracciare Emiliano Mondonico, con il quale ha condiviso l’esperienza del corso di Coverciano. Metodi e visioni diverse, è vero, ma dopotutto gli opposti si attraggono – osserva Sacchi, accompagnato da Maurizio Viscidi, che per tutto il tempo dell’incontro con i giornalisti resta in disparte. A fare gli onori di casa il ds Aladino Valoti, altra vecchia conoscenza dell’Arrigo nazionale, che da giocatore con il Parma ha fatto faville riuscendo a battere il Milan a San Siro. “Vedete la differenza? Io con l’Atalanta ho vinto due volte sul campo della Juventus e ho finito per allenatore il Torino – esclama Mondonico – lui invece dopo aver battuto il Milan è stato chiamato ad allenarlo”. Ma è solo una battuta, perché si sa che il tecnico di Rivolta d’Adda va sempre dove lo porta il cuore. E lui, mezzo granata e mezzo neroblu atalantino, ora si è legato alla casacca orobica blu celeste. Cosa accomuna Mondo e Arrigo? “La passione per il calcio, il rispetto per il lavoro, la sana cultura sportiva e il rispetto dell’avversario” – riassume l’ex ct. “Abbiamo in comune anche la difesa alta” – aggiunge Emiliano, seduto alla destra di Sacchi, il quale a proposito dell’Albinoleffe tiene subito a sottolineare che si tratta di una società bene organizzata, che gode di grande simpatia e ottiene buoni risultati pur senza il supporto dei grandi mass media. Non sono parole di circostanza, perché subito dopo Sacchi si complimenta con l’impostazione societaria, basata su buon senso e competenza, qualità che consentono di mantenersi a livello di eccellenza. Poi si parla di nazionali e Sacchi osserva quanto pochi siano i giocatori in orbita azzurra che trovano posto tra le squadre cadette, sottolineando come ci sia assoluto bisogno, oltre che di una buona selezione, di buon insegnamento. E confessa di fare affidamento sul fairplay finanziario, lo strumento che dovrebbe segnare la fine del primato legato allo strapotere economico senza limiti per premiare la gestione virtuosa delle società e permettere di riscoprire i valori perduti. Giocare bene? E’ una definizione astratta – osserva Sacchi – Se in grado di dare emozioni, allora è il calcio giusto. Una volta di giocava peggio – ammette – oggi viviamo un calcio diverso perché diverso è il nostro giudizio. “Mi piacciono le squadre che sono padrone del campo e del gioco, come amano gli spagnoli che sono profeti dell’estetica – aggiunge – La mentalità italiana è diversa e risente dell’esigenza del pubblico italiano che vuole vincere indipendentemente dal bel gioco. D’altronde, il calcio del futuro non potrà che rispecchiare il nostro modo di essere, e ad una società che punta sulla velocità corrisponderà un gioco altrettanto veloce”. Con Roberto Baggio presidente del settore tecnico di Coverciano e Gianni Rivera, presidente della scuola calcio dei ragazzi e giovanissimi, Arrigo Sacchi condivide il programma di rilancio dalla base del pallone azzurro. “Le nazionali necessitano di ricambio generazionale. Se manca o non è di alto livello, ne va della qualità – dichiara – Investimenti e normative adeguate possono aiutare i giovani calciatori a crescere, maturare, trovare spazio. Ecco perché stiamo intensificando i rapporti con le società di calcio”. La visita agli impianti di Zanica lascia visibilmente soddisfatto Sacchi, uno che alla guida del Milan ha vinto tutto e ama ricordare non i momenti delle grandi vittorie quanto piuttosto gli episodi più significativi dal punto di vista dei valori umani e sportivi.

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