Sul rettilineo sotto le tribune dello stadio di Daegu, il copione della finale mondiale dei 100 metri era scritto da giorni. Assente Asafa Powell, la scena sarebbe stata tutta di Usain Bolt, dominatore assoluto della velocità e recordman mondiale con 9″58. Il giamaicano sarebbe stato inarrivabile se non avesse fatto harakiri, muovendosi in netto anticipo sui blocchi di partenza e gettando alle ortiche il titolo mondiale. Pubblico, tecnici e atleti increduli di fronte all’immagine di Bolt che si accorge di averla fatta grossa, si toglie la maglia e volge le spalle al traguardo guadagnando lentamente le quinte nella più completa disperazione. Bolt paga l’atteggiamento guascone che precede ogni volta la sua corsa. Eccesso di sicurezza o perdita di concentrazione, sta di fatto che la finale dei 100 perde il suo grande protagonista che abdica nel modo più inatteso.

Il titolo resta alla Giamaica che sale sul gradino più alto del podio con il 21enne Johan Blake, che taglia il traguardo con il tempo di 9″92, precedendo l’unico americano in gara, Walter Dix in 10″08, e il 35enne Kim Collins, portacolori dello stato insulare delle Piccole Antille, in 10″09. Quarto il francese Lemaitre, che chiude in 10″12, al quale è mancato lo spunto per conquistare il bronzo. Lemaitre, primo bianco a scendere sotto il 10″, ha corso in stagione in 9″92, stesso tempo del neo campione del mondo. Va sottolineato, tuttavia, che i finalisti dei 100 metri hanno corso con vento contrario di 1,4 metri al secondo. L’ultima sconfitta di Bolt risaliva ad agosto 2010 ad opera di Tyson Gay sulla pista di Stoccolma, su cui due anni prima era stato superato dal connazionale Asafa Powell. Stavolta si è arreso senza correre.

forbes

close

Iscriviti alla Newsletter e resta sempre aggiornato!

Le migliori notizie della settimana
di tutto lo sport bergamasco

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

forbes
Previous articleAtletica: Pistorius protagonista accanto alle fondiste keniote super
Next articleF1: strapotere Red Bull, a Vettel manca solo l’aritmetica