Novak Djokovic ha surclassato Andy Murray nella finale degli Australian Open. Al serbo sono bastati tre set per mettere le mani sul titolo: 64 62 63 in due ore e 39 minuti. Per il ventitreenne di Belgrado, alla quarta finale in tornei dello Slam, è il secondo successo dopo quello conquistato sempre qui a Melbourne nel 2008. Per Murray è invece la terza finale persa (nelle prime due si era arreso sempre a Federer), la seconda di fila agli Australian Open (l’altra nel 2008 agli US Open). C’è stato grande equilibrio solo fino al 4-4 del primo set: poi la fuga di “Nole”, capace di mettere in cassaforte sette game consecutivi: 64 5-0. Letteralmente scomparso dal campo Murray: come se il vento caldo che fin dal mattino ha spazzato Melbourne (la temperatura ha superato i 40 gradi), città capace di passare in modo repentino dalle correnti fredde dell’oceano a quelle caldissime del deserto, gli avesse in qualche modo sottratto energie. Sotto 5-0 lo scozzese di Dunblane una piccola reazione l’ha avuta, in verità: ha finalmente strappato il servizio all’avversario, che ha un attimo rifiatato, ma poi sotto 5-2 lo ha nuovamente ceduto su un diritto lungo linea del serbo che ha continuato imperterrito a spostarlo da un lato all’altro del campo. Due set a zero: strada tutta in discesa per Novak, un muro da scalare per il confuso Andy. Non è cambiato nulla nel terzo set, anche se proprio in apertura lo scozzese ha nuovamente strappato il servizio al rivale. L’illusione di poter quanto meno allungare la sfida è durata il tempo di un cambio di campo. Nel gioco seguente Djokovic ha subito rimesso le cose a posto, aiutato, va detto, da Murray, protagonista di un paio di errori grossolani, tra cui uno smash fuori di metri. Insomma sempre Novak a comandare gli scambi con Murray rassegnato. Oggi anche l’Occhio di falco gli era contro: in pratica tutte le volte che Novak ha chiesto il replay, la “macchinetta” gli ha dato ragione. Nel terzo set, non esaltante per la qualità del tennis e caratterizzato da ben cinque break, quello decisivo a favore del serbo, è arrivato all’ottavo gioco su un diritto in rete del britannico: quindi 63 finale sull’ennesimo diritto in rete di Murray.

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