L’uscita di scena delle due grandi potenze del calcio sudamericano e mondiale mutano il quadro della Coppa America e i protagonisti delle sfide dagli undici metri, che hanno decretato le clamorose eliminazioni, diventano eroi nazionali. Succede questo, e tanto altro, nella competizione dell’anno con vista sui Mondiali 2014. I verdeoro falliscono gol a ripetizione contro il Paraguay arroccato che porta in trionfo il proprio portiere ma riporta il calcio indietro di mezzo secolo con un supercatenaccio vecchia maniera. Ma la legge del calcio impone anche situazioni del genere. Semmai l’inatteso verdetto dal dischetto era impossibile da pronosticare. Ben quattro errori con tanto di buchetta nel terreno, che però non basta a giustificare la debacle perché da quello stesso punto i paraguayani hanno fatto centro. Il Brasile che non segna è la fotocopia dell’Argentina, con Messi che conferma lo scarso feeling con la maglia della nazionale e perde nettamente il confronto con Diego Armando Maradona, che ha conquistato praticamente da solo la Coppa del Mondo a Messico ’86, arrivando in finale a Italia ’90. I padroni di casa lasciano campo all’Uruguay in cui il portiere Muslera, ceduto dalla Lazio, para il rigore decisivo a Tevez.

Il ct brasiliano Sergio Batista e l’argentino Menezes sono nell’occhio del ciclone e già si parla di rifondazione per entrambe le selezioni in vista del Mondiale 2014. Se l’Uruguay diventa la favorita a succedere al Brasile, vincitore delle ultime due edizioni, è già festa grande per il Venezuela che supera il Cile e accede alle semifinali.

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