La classifica di serie A dopo sette partite giocate e alla vigilia del turno infrasettimanale valevole per la nona giornata di calendario (tenendo conto che la prima sarà recuperata prima della pausa natalizia) contiene un indicatore della bontà di alcune scelte ed impostazioni tecniche che hanno caratterizzato in particolare tre società dal 2000 ad oggi. Le tresocietà sono Udinese, attuale capolista e prima nel proprio girone di Europa League, il Napoli, all’altezza delle migliori in campionato e dall’ottimo rendimento in un girone di ferro di Champions League, e l’Atalanta, che senza i sei punti di penalizzazione dividerebbe il secondo posto con la Lazio. Il fattore comune è rappresentato da Pierpaolo Marino, un uomo che conosce molto bene il calcio, la geografia dei giocatori emergenti e quelli di cui ci si può fidare per doti tecniche, qualità umane e caratteriali.

Marino è abituato a lavorare in modo certosino, a tessere i suoi rapporti con discrezione e autorevolezza, rispettoso dei ruoli e delle gerarchie. Otto anni da direttore generale dei friulani, dove il suo modello continua a fare scuola, consentendo al presidente Pozzo di fare cassa rinnovando di stagione in stagione la rosa con l’innesto di elementi ai più sconosciuti. Cinque al Napoli di De Laurentiis segnati dall’arrivo di gente come Hamsik e Lavezzi e dal passaggio dai campi della terza serie a quelli del massimo campionato e alle soglie dell’Europa. L’approdo all’Atalanta, dopo un biennio sabbatico, coincide con l’ennesima sfida nella funzione di responsabile dell’area tecnica. Grazie a Marino la regina delle provinciali scopre il piccolo argentino Moralez, scommette sull’italo-argentino Schelotto, punta su un attaccante di peso come Denis, crede nel rilancio di Cigarini, annette alla corte nerazzurra un interditore come Brighi, rende solida la difesa con gli innesti di Masiello e Lucchini. Uno dei meriti di Marino, appena assunto l’incarico nella società bergamasca, è aver contribuito alla serenità dell’ambiente atalantino mentre si abbatteva come uno tsunami l’inchiesta del calcioscommesse che, in attesa dell’udienza fissata il 2 dicembre dal tribunale nazionale di arbitrato per lo sport del Coni, punisce la società con sei punti di penalizzazione e Cristiano Doni con la squalifica di tre anni e mezzo.

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Si legge la classifica e si capisce che i risultati non arrivano per caso, ma richiedono programmazione, lavoro paziente e costanza, fiducia e competenza. Compito non facile se si pensa che, contestualmente, bisogna far quadrare i conti. Bel gioco e fairplay finanziario. E’ il calcio del presente e del futuro che Pierpaolo Marino ha iniziato a praticare alla fine del secolo scorso.

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