La quarta tappa del Giro d’Italia, il giorno dopo la tragica scomparsa del belga Wouter Weylandt, la carovana scorre in un silenzio irreale. Non è una corsa, ma un trasferimento. Sei ore per percorrere 216 km. Tra due ali di folla partecipe del dramma che ha colpito il mondo del ciclismo, quello basato su valori e sacrificio quotidiano. Alla partenza, da Quarto dei Mille, come sul traguardo di Livorno, cè la fanfara dei bersaglieri che esegue le note del Silenzio. I nove compagni di Weylandt arrivano simbolicamente insieme, tutti classificati al primo posto. Alle loro spalle la maglia rosa di Millar, che ovviamente conserva la leadership. Sul podio la squadra Leopard al completo insieme alle quattro maglie (rosa, rossa, verde, bianca). Ai due lati del viale che immettono sul traguardo non si contano le scritte che ricordano lo sfortunato corridore belga. Gli sportivi hanno assistito al giorno più triste del ciclismo. L’americano Tyler Farrar, il migliore amico di Weylandt, ha deciso di lasciare la corsa. Troppo grande e devastante il dolore. Per tutti gli altri il Giro riprende. Sempre con la morte nel cuore e con il numero 108 a pedalare al fianco.

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