Dieci anni dopo quel martedì 11 settembre 2001 si riflette sugli eventi che hanno cambiato la storia, aprendo una ferita sul mondo. L’editoriale di Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera, all’indomani dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle, recitava “siamo tutti americani”, sottolineando il senso di appartenenza ai valori inossidabili della libertà e della democrazia.

Oggi ci chiediamo, e domani saremo ancora chiamati a chiederci, con quali strumenti possiamo difendere tali valori, consapevoli di doverlo fare, per inciderli indelebilmente nelle nostre coscienze e in quelle delle generazioni a venire. I terroristi, come ha sottolineato Papa Benedetto XVI, hanno avuto la pretesa di agire nel nome di Dio. Sono riusciti a devastare un tempio civile di modernità, ma al crollo delle Twin Towers ha corrisposto un sentimento di rinascita che si basa sulla volontà di reagire rafforzando i pilastri della società.

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Lo sport ha dato il suo contributo alla rinascita dopo lo choc degli attentati. Molti degli eroi degli stadi americani si trasformarono in volontari nell’apocalittico scenario di Ground Zero, tanti accorsero a donare il sangue, i campi di gioco furono trasformati in luoghi di accoglienza per gli scampati al massacro. Nel decimo anniversario della strage viene ricordato Pat Tillman, giocatore professionista di football americano degli Arizona Cardinals, che a 24 anni decide di arruolarsi nell’esercito al termine della stagione per dare il proprio contributo nella lotta al terrorismo, rinunciando a ricchissimi ingaggi. Morirà il 22 aprile 2004 in Afghanistan, vittima del cosiddetto fuoco amico.

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