“Ho dato sempre, e continuo a dare, una grande importanza all’antico principio: “Mens sana in corpore sano”. Lo sforzo fisico, particolarmente quello sportivo, deve servire a ciò. Un motivo supplementare, ma molto importante quando si trattava di intraprendere questo sforzo (nelle diverse forme), fu per me sempre l’amore verso la natura: verso i laghi, i boschi, le montagne, sia in estate, come in altre stagioni, e in particolare in inverno, quando occorre fare il turismo servendosi degli sci”. Così si esprimeva Giovanni Paolo II rispondendo ad una precisa domanda sullo sport rivoltagli dai giovani accorsi ad ascoltarne la parola nel 1981. Si tratta di una delle innumerevoli occasioni in cui il suo Pontificato incontrava il messaggio sportivo. Giovanni Paolo II ha praticato lo sport e ne ha fatto una bandiera. Ne è stato testimone e si è intrattenuto con gli atleti di ogni disciplina nelle affollate udienze nell’aula Paolo VI, in piazza San Pietro e in giro per il mondo. E gli sportivi hanno attinto alle sue parole. L’omaggio che la redazione sportiva di Sky gli ha dedicato in un lungo documentario è il segno tangibile del grande attaccamento alla figura del Papa scomparso nell’aprile 2005 e ora Beato.

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Resta emblematico il discorso pronunciato in occasione del Giubileo degli sportivi nel 2000. Giovanni Paolo II avendo capito la santità del corpo umano e del suo ruolo nella vita di ogni uomo, il bisogno dello sviluppo della condizione umana, faceva la promozione della cultura fisica con la propria autorità. Ha visto nello sport la possibilità di valorizzare il corpo umano nella dimensione ontologico – umanistico, però no edonistico. “Consapevoli del potenziale educativo e spirituale dello sport, i credenti e anche la gente di buona volontà dovrebbero unirsi nella lotta con qualsiasi deviazione, che possono intromettersi in esso, vedendo in essi un ostacolo per un completo sviluppo della persona e per la gioia della sua vita. È necessario difendere il corpo umano da vari attentati alla sua integrità, da qualsiasi sfruttamento e da idolatria”. Il Papa si rendeva conto, che siccome lo sport è molto importante dimensione dello sviluppo della persona umana, che integra la sua anima e il corpo, sarà anzi già è lo scopo della sua degradazione e deumanizzazione.

“Lo sport e sicuramente uno delle importanti manifestazioni, capace di trasmettere i profondi valori umanistici e spirituali, se viene praticato nello spirito di rispetto verso le regole; può però contrapporsi alle vere regole e scopi, se serve agli interessi estranei ai suoi principali, i quali non rispettano il centrale ruolo della persona umana. Purtroppo abbastanza numerosi – e forse sempre più visibili – sono le manifestazioni della crisi, che spesso minaccia i valori fondamentali etici dello sport. Accanto allo sport, che aiuta all’uomo, esiste lo sport che danneggia la persona umana, accanto lo sport che nobilita il corpo umano, esiste lo sport, che lo umilia e tradisce; accanto lo sport che serve agli alti ideali, c’è anche lo sport che si prodiga solo per il guadagno, accanto allo sport che unisce, esiste lo sport che divide.

“Il potenziale nascosto nello sport, fa si che lui è uno particolare e importante strumento, dello sviluppo integrale della persona umana, come anche un fattore indispensabile nel processo della costruzione della società più umana – recitava Giovanni Paolo II – Il sentimento della fraternità, la magnanimità, onestà e il rispetto verso il corpo – che di sicuro è un’indispensabile virtù di ogni persona sportiva – contribuiscono alla costruzione della società, dove il posto degli antagonismi ricopre la rivalità sportiva, dove si dà più grande valore all’incontro che al conflitto, onesto combattimento che cattivo confronto. Lo sport inteso così, non è ne lo scopo ma il mezzo: può diventare un fattore per la costruzione della civilizzazione e al servizio di un vero divertimento, rianimante delle persone per mostrare i loro più belli lati, e scappare da qualsiasi cosa che può minacciare e provocare i danni a loro stessi e altrui”.

Allo scopo della giusta promozione dello spirito dello sport, ad agosto 2004 Giovanni Paolo II ha creato in Vaticano il dipartimento dello sport. In questo modo voleva sottolineare il suo significato. Ha espresso la speranza, che il nuovo dipartimento lavorasse alla promozione dello sport, come una parte della cultura e in staccabile elemento dello sviluppo della persona umana al servizio della pace e della fraternità”. Lo sport trova una posizione significativa sia sul livello personale, come anche globale, come hanno scritto nella dichiarazione pubblicata al Vaticano. “È un sistema nervoso del mondo di oggi e un nuovo campo della azione della Chiesa. La Chiesa, che ha sempre manifestato l’interessamento per gli importanti aspetti della umana coesistenza, senza dubbio si deve voltare anche verso lo sport, che è il campo per la nuova evangelizzazione.

Giovanni Paolo II ha pronunciato anche importanti parole sul problema del doping: 

“Vi ringrazio cari atleti, che fate dello sport una ragione di stile di vita, nonché un legittimo motivo di prestigio e di onorevoli affermazioni. In pari tempo, vorrei esortarvi a far sì che codeste competizioni sportive siano contraddistinte non solo dalla virtù della lealtà e della probità, ma anche da un impegno costante per le conquiste più vere e durature, per le vittorie dello spirito, il quale deve avere sempre il primato nella scala dei valori umani, siano essi agonistici, siano sociali e civili.”

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