José Mourinho è bravo a scegliere il colore giusto per tingere lo sfondo di ogni partita. La vigilia del primo dei quattro match (Liga spagnola, due volte in Champions League, Coppa del Re) che mettono di fronte il Real Madrid dello Special One e il Barcellona di Guardiola è bianco candido. Mou, imperturbabile, fa scena muta e guadagna così la scena internazionale. Attenzione, non è un silenzio stampa ma un’apparizione silenziosa, con gli occhi fissi e impenetrabili nella sala stampa trasformata in teatro d’avanguardia. Mou appare accanto all’allenatore in seconda, Aitor Karanka, al quale lascia il compito di rispondere alle domande dei giornalisti. Molti di questi se ne vanno, altri restano chiedendo il motivo di tale atteggiamento provocatorio.

Brucia ancora la “manita”, la mano aperta mostra dai tifosi barcini al tecnico del Real dopo la sonora sconfitta per 5-0 nel girone di andata del campionato iberico. Meglio stare zitti e attendere il responso del campo, avrà pensato Mourinho, che sceglie di fare il parafulmine attirando su di sé le attenzioni mediatiche per lasciare la squadra tranquilla di concentrarsi sulla partita. Tattica anche questa, discutibile ma pur sempre tattica.

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