Ad un passo dal tetto del mondo, 45 anni dopo. L’Inter di Rafa Benitez, riparata nei suoi pezzi migliori e rimessa insieme come un vaso Ming, torna a splendere sul campo e conquista la finale del Mondiale per club allontanando lo spauracchio della squadra coreana del Seongnam.ed imponendosi con un eloquente 3-0. La corazzata nerazzurra irrompe sulla scena di Abu Dhabi con l’irruenza di Stankovic, che, dopo 3’ e con la squadra in dieci per l’infortunio lampo capitato a Sneijder, taglia la difesa avversaria e infila il pallone in porta volando a festeggiare verso la panchina con una danza tribale che sembra voler anticipare la sfida con i congolesi del Mazembe. Già, proprio i campioni d’Africa, che nella prima delle due semifinali commettono lo “scempio” di eliminare i brasiliani dell’Internacional di Porto Alegre e cancellando per la prima volta nella storia della finale della coppa del mondo per club (in passato, coppa intercontinentale) il nome di una squadra sudamericana. Il bello del calcio è proprio questo. E se dopo i congolesi arrivassero i coreani? La risposta è arrivata subito. E quando, subito dopo la mezz’ora, Milito ha confezionato un colpo di tacco da leggenda per capitan Zanetti, che di esterno destro e di prima intenzione ha infilato chirurgicamente l’angolo alla destra del portiere coreano, è sembrato rivedere l’eterno capitano Giacinto Facchetti. Manca la ciliegina sulla torta, ovvero il sigillo di Milito, che arriva puntuale al 73’. Nella partita del ritorno alla vittoria più importante, quella che vale la finale, Stankovic si prende il titolo di principe nel 4-2-3-1 che deve fare a meno di Sneijder dopo appena 1’ ma trova un diligente Thiago Motta. Ora l’Inter può conquistare il titolo di campione del mondo, sabato 18 dicembre, se metterà in campo la stessa grinta, determinazione, lucidità e soprattutto corsa. La vera arma in più della squadra congolese è la grande condizione atletica, che ha permesso di imporsi nel secondo tempo contro il brasiliani del Porto Alegre.

Dal caldo di Abu Dhabi alla rigida temperatura dello stadio San Paolo di Napoli, dove la squadra di Mazzarri conquista al 92’ l’accesso ai sedicesimi di finale di Europa League, unica italiana ancora in corsa. Contro lo Steaua, che resiste agli assalti partenopei per tutto il tempo regolamentare, decide un colpo di testa di Cavani. Non è la mano de Dios invocata a suo tempo da Maradona, ma un miracolo sì. Senza Lavezzi è un altro Napoli, ma la squadra conserva la sua forza. Era stato Cavani a segnare il gol del 3-3 in Romania al 97’. L’uruguayano ci prende gusto e realizza il 16esimo centro personale di questa stagione. Poi negli ultimi secondi Paolo Cannavaro perde le staffe e viene espulso. Ma la qualificazione è conquistata e il San Paolo esulto come ai tempi dello scudetto, vent’anni or sono.

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