Scaviamo negli archivi della storia del calcio per scoprire che ben pochi, tra i grandi allenatori, hanno dovuto subire in carriera sconfitte cocenti ed umilianti, nel gioco e nel risultato. Jose Mourinho, reduce dalla tripleta di marca nerazzurra, è convinto di poter raggiungere gli stessi traguardi in casa madrilena, ma nel frattempo comanda due espulsioni ai suoi giocatori in Champions per essere sicuri di averli a disposizione negli ottavi di finale (un atteggiamento antisportivo punti con un turno di squalifica in panchina e un altro pendente con la condizionale) e poi nella Liga Spagnola accusa un pesante 5-0 dal Barcellona destinato a segnare la tradizione sfida tra le due grandi compagini spagnole. Il super clasico parla blugrana senza altre sfumature di colore. Violacea l’espressione di Mou sulla panchina dei blancos. La cronaca dei primi dieci minuti è emblematica: un palo di Messim, seguito dal gol di Xavi Alonso su assist di Iniesta. Casillas non è impeccabile su un tiro cross di Villa e Pedro da autentico falco firma il raddoppio. Poi una sceneggiata di Cristiano Ronaldo che dimentica le qualità del campione per vestire i panni del bullo e spintonare il tecnico barcino Guardiola strappandogli il pallone uscito in fallo laterale. Il Real assente, subisce la doppietta di David Villa nella ripresa prima che l’orologio segni il quarto d’ora di gioco. Nei minuti finali c’è tempo per il quinto gol segnato da Jeffren e l’espulsione di Sergio Ramos, protagonista di un vergognoso e pericoloso calcio rifilato a Leo Messi a partita praticamente conclusa. Frustrazione? E la lezione di Mou dov’è finita? Allo Special One la situazione è sfuggita di mano, perché in questi casi serve più una dimostrazione di carattere e dignità che un riscatto nel prossimo turno di campionato. Il Barcellona scavalca di due punti il Real Madrid, ma la distanza sul piano sportivo al momento è abissale.

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