La speranza di riabbracciare Yara Gambirasio è tramontata in un pomeriggio di domenica, esattamente 90 giorni dopo la scomparsa avvenuta la sera di venerdì 26 novembre 2010. Il corpo della tredicenne bergamasca, promessa della ginnastica ritmica, è stato ritrovato in un campo nella zona dell’Isola bergamasca, a una decina di chilometri dalla sua abitazione. A dare l’allarme è stato un aeromodellista che stava provando il suo apparecchio in un campo in località Bedeschi nel comune di Chignolo d’Isola. La corrispondenza degli abiti indossati dal sera della scomparsa e la presenza dell’apparecchio ortodontico che la ragazza portava, gli elementi che hanno permesso di identificarla. La notizia, in tutta la sua drammaticità e il comprensibile sgomento, si è diffusa rapidamente. Avevamo ricordato, ad inizio dell’anno 2011, come tanti atleti non rispondessero all’appello perché infortunati o convalescenti, ma avessero fondate speranze di tornare all’agonismo da protagonista. Di una, l’atleta in erba dal sorriso dolce che risponde al nome di Yara Gambirasio, non si conosceva né presente né futuro. Da quando è scomparsa nel nulla, la sera del 26 novembre 2010, Yara Gambirasio è rimasta nei pensieri degli italiani, di tanti genitori che incoraggiano i propri figli alla pratica sportiva, delle tante ragazze che inseguono di percorrere la strada delle straordinarie farfalle azzurre, capaci di conquistare allori olimpici e mondiali. Non c’è stato evento sportivo senza che fosse richiamato il nome di Yara e il desiderio comune di vederla tornare ai propri affetti e alla vita di adolescente, libera di sognare un futuro da campionessa di ritmica.

La strada che separa il palazzetto dello sport di Brembate Sopra e la casa dalla tredicenne bergamasca è breve ma si è trasformata in un buco nero, capace di inghiottire un’esistenza senza lasciare traccia alcuna. La speranza di ritrovare Yara è rimasta sempre viva. Ad un certo punto si è ritenuto giusto che i media sgomberassero il campo e fosse lasciato agli inquirenti il compito di ricostruire pazientemente l’intricato puzzle. A loro non resta che dare un nome e un volto al mostro o al branco che si è macchiato dell’atroce delitto. Yara non è più una ragazza scomparsa, ma una figlia perduta da tutti. Viviamo un lutto collettivo e un senso di profondo dolore. Qualcuno ha voluto tarpare le ali di una farfalla prima che spiccasse il volo nella vita.

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