Un italiano dopo vent’anni vince alla Vuelta. L’impresa nella difficile ed impegnativa corsa a tappe spagnola è di Vincenzo Nibali, corridore siciliano della Liquigas, bravo a gestire le tappe in cui ha indossato la maglia rossa di leader fino al capolavoro della ventesima e penultima tappa, quella del terribile arrivo in salita vinta da Ezequiel Mosquera, avversario diretto al quale resta incollato conservando un vantaggio di 41 secondi in classifica generale. Un margine sufficiente da affrontare da trionfatore la 21esima ed ultima frazione di 85 km, che porta la carovana da San Sebastian de los Reyes al traguardo finale di Madrid. Nibali si lascia alle spalle gente come Schleck, Roche e una schiera di ciclisti spagnoli che hanno tentato in tutti i modi di staccarlo. Un successo sudato, come ai vecchi tempi, ottenuto con fatica, coraggio e determinazione, gestendo al meglio le proprie risorse. In fondo il ciclismo in una corsa a tappe è proprio questo. Si può essere eroi di giornata, che pure è un grande merito, o fare la differenza nel corso di tre settimane in cui capita solitamente di tutto, si soffre il caldo e il freddo. Ne sanno qualcosa i grandi campioni del passato. Uno su tutti, Felice Gimondi, che in Spagna ha vinto. Festeggia anche quel Giovannetti che nel 1990 giunse primo alla Vuelta. Con Nibali è nata una stella da corse a tappe, un ciclista in grado di affrontare da protagonista Giro d’Italia e Tour de France.

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