L’individuazione del nuovo c.t. della Nazionale di calcio ha vissuto momenti di concitazione da affar di Stato. Malagoò, fresco d’investitura ai vertici della Federazione, è un piacione capace tuttavia d’interpretare il ruolo anche per via del candido physique du role: perfetto, dunque, ai comandi nella stanza dei bottoni. Sicché la centrifuga ha frullato cinque o sei nomi, dai massimi (Ancelotti e Guardiola) ai minimi (Palladino, non s’offenda, minimo nel senso che magari sarà candidabile da qualche anno).
Maldini e Leonardo, gli anfitrioni scelti da Malagò, non si sono troppo lambiccati il cervello, in quanto avevano scelto dall’inizio Pirlo, ma avevano il problema di farlo digerire – dato che la carriera del tecnico bresciano è stata finora in altalena (eufemismo) – proprio a Malagò. Che, giocando a tennis un giorno sì e l’altro no con Mancini, aveva promesso, nella generosità della campagna elettorale, la panchina a quest’ultimo. Quanto a Conte, lasciamo perdere: basti dire che era il nome forte della Lega di serie A, tradizionale avversaria della Federazione soprattutto parlando di Nazionale.
Maldini e Leonardo hanno detto che ci vorranno 8-10 anni, facendo inorridire Cairo, il presidente del Torino abituato a prendere aziende sull’orlo del fallimento rianimandole in 100 giorni e non di più con sbrigativi metodi tipo risparmiare sulla qualità della carta igienica. Fatto sta che Pirlo più che 8-10 anni ha a disposizione le 8-10 settimane che separano i nostri meravigliosi Azzurri (come li chiamava Niccolò Carosio) dalle prime gare di Nations League.
In bocc’al lupo!













