Il sipario sui 54esimi Campionati del Mondo di ginnastica artistica si chiude con lo spettacolo della sbarra, ultimo atto della seconda giornata dedicata alle finali di specialità. Non poteva esserci conclusione più acrobatica per la rassegna iridata di Rotterdam, tra voli mozzafiato, combinazioni al limite delle possibilità umane e atterraggi millimetrici. Otto funamboli sospesi a quasi tre metri d’altezza, protagonisti di una sfida in cui il minimo errore può trasformare un esercizio da medaglia in un’occasione perduta.
A conquistare l’ultimo oro mondiale dell’edizione olandese è stato Tang Chia-Hung, rappresentante di Taipei Cinese, che si è imposto con 14.966 punti, frutto di una difficoltà di 6.600 e di un’esecuzione valutata 8.366. Una prova dall’altissimo contenuto tecnico, sufficiente a respingere l’assalto del giapponese Shinnosuke Oka, argento con 14.800, e del russo Sergei Naidin, bronzo con lo stesso totale. A stabilire l’ordine sul podio tra i due inseguitori è stato il miglior punteggio di esecuzione del nipponico: 8.900 contro 8.400.
Ai piedi del podio si è fermato l’altro giapponese, Shohei Kawakami, quarto con 14.600, davanti all’australiano Jesse Moore, quinto a quota 14.433. Sesta e settima posizione per i colombiani Camilo Vera e Angel Barajas, entrambi con 13.333. A completare l’ottetto mondiale è Yumin Abbadini, ottavo con 12.600 punti, di cui 5.300 per la difficoltà e 7.300 per l’esecuzione. Un piazzamento che non restituisce fino in fondo il valore del percorso dell’aviere bergamasco, capace di accedere per la prima volta in carriera a una finale mondiale di specialità, dopo le precedenti esperienze iridate nel concorso generale individuale. Il ginnasta del gruppo sportivo dell’Aeronautica Militare, allenato da Alberto Busnari all’Accademia di via Ovada, a Milano, si era guadagnato un posto tra i migliori otto grazie a un’ottima qualificazione, nella quale aveva eseguito con successo anche il Pegan, uno degli elementi più impegnativi del suo programma.
Proprio l’elemento di volo introdotto più di recente nel suo repertorio si è rivelato decisivo. Abbadini ha infatti commesso un errore sul Pegan, il primo dei grandi voli della sua composizione, compromettendo il risultato finale. Una difficoltà già emersa durante la finale dell’all-around, conclusa dall’italiano al tredicesimo posto, e ripresentatasi nell’ultimo appuntamento della rassegna. Si tratta di un elemento particolarmente complesso, ancora in fase di consolidamento, ma anche di una scelta precisa nel percorso di crescita internazionale del ginnasta lombardo. Aumentare il valore di partenza, arricchire il contenuto acrobatico e confrontarsi con i migliori specialisti del mondo sono passaggi indispensabili per ridurre il divario con un’élite che, soprattutto alla sbarra, continua a spostare verso l’alto i limiti della disciplina.
Ecco perché, al di là dell’ottavo posto, il bilancio resta positivo. Raggiungere la finale mondiale della sbarra significa entrare, almeno in questa edizione, nella ristretta cerchia dei migliori otto specialisti del pianeta. Un traguardo tutt’altro che scontato, impreziosito dall’esperienza maturata nelle qualificazioni con la squadra, nel concorso generale e nella sfida conclusiva di specialità.
Il prossimo appuntamento sarà il Grand Prix della Ginnastica, in programma il 19 dicembre al PalaDozza di Bologna: un’occasione per ritrovare il pubblico italiano e ripartire dalle indicazioni raccolte sulle pedane olandesi. Si chiude così un Mondiale che ha regalato alla ginnastica maschile italiana soprattutto lo storico argento di Gabriele Targhetta al cavallo con maniglie, ma anche la presenza di Abbadini in due finali individuali, a conferma di un movimento che continua a lavorare per ritagliarsi uno spazio sempre più importante sulla scena internazionale. (Fonte: Federginnastica)












