Ad inizio 2011 tanti atleti non rispondono all’appello perché infortunati o convalescenti. Ciascuno di essi conosce tempi e modalità di recupero per tornare alla forma migliore. Ciascuno di essi ha fondate speranze di tornare all’agonismo da protagonista. Di una, atleta in erba e promessa della ginnastica ritmica, non conosciamo né presente né futuro. Da quando è scomparsa nel nulla, la sera del 26 novembre 2010, Yara Gambirasio è nei pensieri degli italiani, di tanti genitori che incoraggiano i propri figli alla pratica sportiva, delle tante ragazze che inseguono di percorrere la strada delle straordinarie farfalle azzurre, capaci di conquistare allori olimpici e mondiali. La strada che separa il palazzetto dello sport di Brembate Sopra e la casa dalla tredicenne bergamasca è breve ma si è trasformata in un buco nero, capace di inghiottire un’esistenza senza lasciare traccia alcuna. La speranza di ritrovare Yara è sempre viva. Come e dove non è dato sapere. E’ giusto lasciare agli inquirenti ricostruire pazientemente l’intricato puzzle, anche se ciò dovesse significare cimentarsi nell’esercizio di incastrare tante tessere al buio. E’ confortante constatare che non c’è evento sportivo che non richiami il nome di Yara e il desiderio comune di vederla tornare ai propri affetti e alla vita di adolescente, libera di sognare un futuro da campionessa di ritmica. La straordinaria partecipazione e la vicinanza alla famiglia sono segnali confortanti. Non bisogna abbassare la guardia né distrarre l’attenzione da un caso che pone tanti interrogativi, ma che tutti vorremmo si risolvesse nel modo più atteso e felice.

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