La cronaca che non vorresti mai raccontare è quella della morte di uno sportivo in una gara. La tragedia che si è consumata sul circuito di Sepang, con la morte di Marco Simoncelli, appartiene agli episodi fatali, imprevedibili e drammatica oltre ogni tetra immaginazione. Una scivolata, una di quelle che fanno appena notizie se si consumano nell’erba, che può diventare pericolosa e letale quando il pilota resta sull’asfalto con alte probabilità di essere investito da chi sopraggiunge e nulla può fare per evitarlo. La dinamica dell’incidente costato la vita a Simoncelli è racchiusa in pochissimi istanti. Un impatto terribile, come dimostreranno poco dopo i traumi profondi a testa, collo e torace, che i medici hanno tentato disperatamente di tamponare, senza riuscirci. Il mondo dello sport, sopraffatto da dolore e incredulità, è in lutto. SuperSic, com’era simpaticamente soprannominato, è stato campione in pista e nella vita. Di lui resta il ricordo di un carattere solare, una simpatia innata e contagiosa, il messaggio positivo che riusciva a lanciare in ogni circostanza. Era l’amico, il fratello, il compagno che tutti vorrebbero avere, ma anche l’espressione di una grande famiglia che ama la vita al punto da desiderare di poterne donare gli organi una volta constatata la morte. Un gesto di immensa generosità e umanità che non è stato possibile esaudire ma che rimane esempio nobile espresso da un padre nel momento della disperazione e dell’angoscia.

Quella di Marco Simoncelli è una esistenza indissolubilmente legata al motociclismo. Basti pensare che a soli 12 anni si è laureato campione italiano con le minimoto e nel 2002, anno del debutto nel motomondiale, ha conquistato il titolo europeo nella classe 125. Risale alla stagione 2004 il primo successo in una gara iridata sull’Aprilia 125, nel Gp di Spagna. L’anno dopo si ripete sul circuito iberico, coglie un secondo posto in Catalogna giungendo quattro volte terzo sui traguardi di Germania, Repubblica Ceca, Qatar e Australia. Giunge quinto nella classifica piloti e nel 2006 sale di categoria, alla guida della Gilera RSV in classe 250. Mai sul podio nelle prime due stagioni, esplode nel 2008 quando ottiene sei vittorie, tre secondi e tre terzi posti che gli valgono il titolo mondiale. Ancora sei vittorie nel 2009 ma deve accontentarsi nel terzo posto nel mondiale piloti. Nel 2010 passa in MotoGp col team San Carlo Honda Gresini, correndo insieme a Marco Meandri, ma il suo migliore risultato è il quarto posto nel Gp del Portogallo. Chiude ottavo la sua prima stagione in MotoGp con 125 punti all’attivo. Nella stagione attuale, dopo una serie di cadute senza conseguenze, riesce finalmente a salire sul podio giungendo terzo a Brno, cogliendo un prestigioso secondo posto a Phillip Island, nella gara che laurea campione del mondo Casey Stoner. A Sepang, nel corso del secondo giro scivola e gli è fatale l’impatto con Colin Edwards, che gli sta a ruota insieme a Valentino Rossi e non può fare alcunché per evitarlo. Il casco vola via. Quando viene soccorso, Simoncelli esanime sull’asfalto porta i segni dei pneumatici sul collo Alle 10.56, ora italiana di domenica 23 ottobre, viene dichiarato morto.

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IL SITO UFFICIALE DI MARCO SIMONCELLI

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