La classe non è acqua, ma nemmeno saliva. Gli sputi olimpici tra Rosi e Lavezzi sono stati surclassati da quello che Tiger Woods ha versato sul green di Dubai. Per il campione di golf un’ammenda , seguite dalle scuse ufficiali con l’ammissione di aver tenuto un comportamento inopportuno. Certo, i tempi del golf sono molto più flemmatici e diradati di quelli del calcio, dove il contatto fisico e la regola e i rimbrotti reciproci e sibillini, quando non diventano sottili minacce in corso d’opera, sono la regola piuttosto che l’eccezione. La sequenza che vede il romanista Rosi e il partenoargentino Lavezzi scambiarsi liquido secreto dalle ghiandole salivari appare eloquente. Sarebbe bastato, per entrambi, un gesto di scuse. Non li avrebbe salvati dalla pena, puntualmente inflitta dal giudice sportivo, ma certamente ci avrebbe risparmiato le motivazione del ricorso prodotto dal Napoli. Sembra che Rosi abbia attinto al collo l’avversario, ma la cerbottana orale del Pocho non abbia raggiunto pienamente l’obiettivo. Insomma, una leggera cascata. Una richiesta: ci facciano capire come poter spiegare la differenza ai ragazzi che imparano sui campi di calcio il fairplay.

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