Tragico incidente in montagna: muore l’alpinista Mario Merelli

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Un tragico destino ha messo fine alla vita di Mario Merelli, alpinista bergamasco tra i più esperti scalatori al mondo con all’attivo 10 dei 14 Ottomila e uomo di montagna che interpretava nel modo migliore la sua passione, con la forza dell’umiltà e la grande preparazione ad ogni impresa o semplice escursione. Un incidente sulle prealpi orobiche, fatale e imprevedibile, per un uomo che ha sfidato e vinto le impervie vie di ascesa himalayane. Merelli, 50 anni, nativo di Vertova e residente a Lizzola, sposato con l’alpinista catalana Mireia Giralt, è stato tradito da un un macigno a cui si sarebbe aggrappato per arrampicarsi mentre, in compagnia dell’amico Paolo Valoti, past president del CAI Bergamo, era impegnato a raggiungere il rifugio Baroni al Brunone. Il cedimento del masso ha provocato la caduta di Merelli per 300 metri lungo la parete della Punta di Scais. Il corpo senza vita di Mario Merelli è stato recuperato con il verricello dall’elicottero del 118. La notizia della sua scomparsa ha fatto il breve tempo il giro del mondo, innescando una lunga catena di messaggi di cordoglio. Nella sua carriera ha scalato due volte l’Everest, Makalu, Kangchenjunga, Shisha Pangma, Annapurna, Broad Peak, Gasherbrum I, Lhotse, Cho Oyu e, ultimo, il Dhaulaguiri il 15 maggio 2011. A questa spedizione si riferisce l’intervista, una sorta di testamento dell’anima, che Merelli ha rilasciato a terzotempomagazine in occasione della presentazione del documentario sull’impresa alpinistica. Custode dei più alti valori che legano la gente di montagna allo spirito di sacrificio, all’amicizia e alla solidarietà, Mario Merelli rappresenta un simbolo delle migliori virtù associate allo sport e all’esperienza della montagna. Un uomo semplice, cordiale, gioviale, altruista oltre ogni misura e immaginazione, capace di mettere sempre il cuore davanti alle gambe.

terzotempomagazine esprime la propria vicinanza alla moglie Mireia, alla famiglia Merelli, al Club Alpino Italiano di Bergamo e all’amico Paolo Valoti che gli era a fianco nell’ultima salita.

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